Ultras

Una notizia sui giornali di questi giorni mi ha colpito. È una notizia di calcio, e non di Serie A, ma credo non sarà sfuggita ai più.

Si tratta di quanto è accaduto ai margini del derby Salernitana-Nocerina, gara di  Lega Pro A, se non sbaglio la ex serie D. Due squadre rivali, con passato anche recente di primo livello, come la Salernitana che non tanto tempo fa era in Serie A.

Succede che viene deciso che la gara è a rischio ordine pubblico, e pertanto viene vietata la trasferta ai tifosi della Nocerina. Apriti cielo. Si comincia a parlare di diritti calpestati, di soprusi, e i tifosi organizzati si muovono.

Ai calciatori della Nocerina arriva un messaggio ben chiaro: se noi non possiamo esserci, la partita non si deve giocare. Altrimenti, ne trarremo le conseguenze. Minacce pure, senza tanti veli.

I giocatori della Nocerina pare non volessero neanche scendere dal pullman: li convincono a fatica. Nei minuti immediatamente precedenti alla partita, un aereo privato sorvola lo stadio di Salerno, con uno striscione che chiedeva “rispetto” per i tifosi nocerini. I giocatori capiscono l’antifona, ed in venti minuti di gara in otto chiedono la sostituzione per infortunio. Tre li possono sostituire, ma rimasti in sei, il regolamento dice che la gara è vinta a tavolino dalla Salernitana. I tifosi hanno vinto, e infatti a Nocera festeggiano in piazza.

La cosa è allucinante, a mio avviso, ma non è la prima volta che accade. In un derby di Roma di anni fa (serie A in diretta televisiva) i tifosi di Roma e Lazio chiesero e ottennero la sospensione della partita, in base ad una notizia, poi rivelatasi falsa, di un morto fuori dallo stadio. 

Altri avvenimenti minori magari saranno sfuggiti alla cronaca, ma il senso è questo. Il calcio è in mano a questa gente, e si chiede magari a imprenditori o sponsor di investire in un prodotto che è alla mercé totale di ultras e pseudo tifosi.

Ma è una cosa normale secondo voi? È normale che una notizia come questa venga letta e trasmessa dai media più come curiosità che non come scandalo? Cosa succederà adesso a Nocera? Che precedente si è creato? In quanti pazzoidi prenderanno questo “successo” come modello da imitare?

I dirigenti hanno le loro belle colpe. Quest’estate ad esempio, tutti a riempirsi la bocca sulla tolleranza zero contro il razzismo, e a invocare pene esemplari. Poi, quando le pene sono applicate alla loro società, tutti a chiedere distinguo e deroghe. D’altra parte, il calcio è immagine della società, e la società prende esempio da coloro che la guidano, ad esempio dai politici.

Sono curioso di vedere cosa succederà. Certo che la spinta a vedere partite di calcio come semplicemente uno sport piacevole, anche se non il mio preferito, si abbassa sempre più. Gli stadi sono sempre più vuoti, e le beghe fra squadre sono sempre più squallide.

E lo sport americano, visto da lontano, fa sempre più invidia.

Crisi e sport minori

A Parma, in questo weekend che sta per finire, si è tenuta la Coach Convention 2013, ossia l’incontro annuale dei tecnici di baseball e di softball italiani. A margine di questo incontro, il Consiglio Federale ha stabilito quali saranno le regole e le formule dei vari campionati, tra i quali la Italian Softball League, e la serie A2, che mi interessano ovviamente più da vicino.
Come arbitro iscritto nelle liste nazionali, non avrete, nè leggerete nessun tipo di commento alle decisioni prese. Ma qui volevo parlare d’altro.
La crisi economica, che da un po’ di tempo anche B. ammette esserci, negli sport minori colpisce senza pietà. Se si pensa che anche il calcio miliardario in Italia è in crisi, figurarsi gli sport non di prima fascia. Scherzavo ieri con un amico milanista, che se Inter e Milan si litigano Schelotto, uno che nell’Inter del 2010 avrebbe faticato a fare il raccattapalle, ci dev’essere qualcosa che non va.
Il softball è uno sport minore fra gli sport minori. Un po’ perché, come il baseball, è difficilmente comprensibile a chi pensa che l’obiettivo unico e solitario di uno sport sia infilare una palla in una porta. E un po’ perchè è uno sport, in Italia quasi esclusivamente, femminile. Non è un ragionamento omofobo, ma realistico ed amaro, visto che sono un appassionato di questo sport. E’ indubbio però che gli sport femminili attirano meno che quelli maschili. Figurarsi poi investirci, in questo momento.
Come trovano i soldi le società? Autofinanziandosi, per la maggior parte. Tante organizzano tornei, dai quali derivano introiti che bastano per galleggiare. Poi, piccoli sponsor: lo striscione in fondo al campo, la scritta sui borsoni, la patacca sulla spalla della divisa. Per lo più, ovviamente, non sono aziende in cerca di pubblicità, ma amici, parenti e conoscenti che danno una mano in un qualche modo.
Ora, con la crisi economica, e non nascondiamo anche i maggiori controlli finanziari che hanno interrotto un certo vantaggio in certe sponsorizzazioni, la faccenda si fa veramente nera.
Io, ricette non ne ho. Capisco la federazione, che cerca formule complicate per far spendere sempre meno le società, capisco le società che tentano di sopravvivere in un momento veramente duro, capisco l’amarezza degli atleti, che magari vedono sparire la propria società e lo vengono a sapere per caso.
Fra un paio di mesi si ricomincerà a parlare di campo, di amichevoli e poi di campionato. Noi arbitri prenderemo decisioni. Alcune giuste (spero la maggior parte…), altre sbagliate. Qualcuno sarà contento, qualcuno meno.
Speriamo arrivi presto la primavera